Il sonno si costruisce di giorno: perché per dormire meglio dobbiamo vivere meglio

Il sonno si costruisce di giorno: perché per dormire meglio dobbiamo vivere meglio

Di Santino Gaudio

Passiamo le notti cercando di dormire e le giornate dimenticandoci di vivere. Quando il sonno non arriva, controlliamo l’orologio, cambiamo cuscino, cerchiamo rimedi. Raramente, però, ci chiediamo che cosa sia accaduto nelle ore precedenti. E se una parte delle nostre notti difficili cominciasse proprio al mattino?

Una giornata può essere piena di impegni e, nello stesso tempo, terribilmente vuota. Lavoro, scadenze, responsabilità familiari, messaggi a cui rispondere, problemi da risolvere. Ogni minuto ha uno scopo, ma quasi nessuno è dedicato a ciò che ci fa stare bene. Arriviamo a sera stanchi, senza essere davvero rilassati. Il corpo reclama riposo, mentre la mente continua a lavorare.

Non è una contraddizione. La stanchezza non coincide con la capacità di addormentarsi. Per dormire dobbiamo anche poter ridurre lo stato di allerta. Se durante il giorno abbiamo vissuto ogni situazione come un’urgenza, il passaggio alla quiete può diventare difficile. Spegnere la luce non significa spegnere immediatamente le preoccupazioni.

Uno studio di Newman e colleghi (2022), condotto attraverso diari quotidiani e misure del sonno, ha osservato che una maggiore reattività agli eventi stressanti durante il giorno e le emozioni negative serali erano associate a una peggiore qualità del sonno nella notte successiva. Non significa che ogni insonnia nasca dallo stress, ma ci ricorda che la notte non è separata dalla nostra esperienza emotiva.

C’è poi un aspetto che trascuriamo: la mancanza di piacere. Non parlo di grandi felicità, ma di quelle piccole esperienze che restituiscono significato alle giornate: una conversazione senza fretta, una passeggiata, un interesse personale, un momento in cui non dobbiamo dimostrare nulla. Quando scompaiono, rischiamo di vivere soltanto per rispondere alle richieste degli altri.

Una revisione sistematica di Ong e colleghi (2017) ha esaminato il rapporto tra emozioni positive e sonno, rilevando associazioni interessanti, pur con importanti limiti nella qualità degli studi. Una successiva metanalisi (2026) ha confermato che sonno ed emozioni quotidiane sono legati in entrambe le direzioni, generalmente con effetti di entità contenuta. Non possiamo quindi promettere che ritrovare il piacere di vivere risolva l’insonnia. Possiamo però chiederci se una vita privata di ogni gratificazione favorisca davvero le condizioni per riposare.

Esiste anche una dimensione psicologica più profonda. Durante il giorno impariamo spesso a controllare tutto: il tempo, le emozioni, gli imprevisti, perfino il modo in cui gli altri ci vedono. Di notte vorremmo ottenere il sonno con lo stesso metodo, imponendoci di dormire. Ma il sonno non obbedisce agli ordini. Più lo inseguiamo con ansia, più possiamo alimentare quella vigilanza che lo ostacola.

Per questo, davanti a un’insonnia persistente, accanto alle domande sugli orari e sulle abitudini serali, può essere utile porne altre: quando mi sono sentito sereno l’ultima volta? Quanto spazio concedo ai miei desideri? La mia giornata contiene soltanto doveri? Non sono domande che sostituiscono una valutazione clinica. L’insonnia cronica è un disturbo che merita attenzione e per il quale la terapia cognitivo-comportamentale specifica rappresenta il trattamento di prima scelta.

Prendersi cura delle giornate non significa attribuire a chi dorme male la colpa delle proprie notti. Non tutti possono sottrarsi allo stress, e talvolta il sonno resta difficile anche quando la vita migliora. Significa, piuttosto, allargare lo sguardo: oltre al letto, alla camera e all’ora in cui ci corichiamo, esiste una persona con bisogni, affetti e desideri.

Forse, allora, la domanda non è soltanto «come posso dormire meglio stanotte?», ma anche «che cosa posso cambiare, domani, per vivere un po’ meglio?». Perché il riposo non comincia sempre quando chiudiamo gli occhi. A volte comincia quando, finalmente, troviamo tempo per noi.

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Bibliografia

Ong, A.D., Kim, S., Young, S. and Steptoe, A. (2017) ‘Positive affect and sleep: A systematic review’, Sleep Medicine Reviews, 35, pp. 21–32. https://doi.org/10.1016/j.smrv.2016.07.006

Newman, D.B., Epel, E.S., Coccia, M., Puterman, E. and Prather, A.A. (2022) ‘Asymmetrical effects of sleep and emotions in daily life’, Affective Science, 3(2), pp. 307–317. https://doi.org/10.1007/s42761-022-00112-x

‘Sleep well, feel well and vice versa? A meta-analysis of daily bidirectional within-person associations between sleep and affect’ (2026), Sleep Medicine Reviews. https://doi.org/10.1016/j.smrv.2026.102232