Bipolare non significa cambiare umore

Bipolare non significa cambiare umore

DiSantino Gaudio.

«È bipolare». È diventata un’espressione comune. La utilizziamo per descrivere chi cambia idea rapidamente, chi un giorno è affettuoso e quello dopo distante, chi passa dalla gioia alla rabbia o semplicemente chi ci appare imprevedibile. Ma essere contraddittori, avere sbalzi d’umore o modificare il proprio comportamento non significa essere bipolari.

Il disturbo bipolare è una condizione psichiatrica complessa caratterizzata dalla presenza di specifici episodi dell’umore. Non basta quindi passare dalla tristezza alla felicità nell’arco di una giornata. Per comprendere la differenza occorre partire da due parole che nel linguaggio comune utilizziamo molto meno:mania e ipomania.

L’episodio maniacale non coincide con l’essere particolarmente allegri o pieni di energia. È un periodo ben riconoscibile durante il quale l’umore diventa persistentemente elevato, espansivo o irritabile e si accompagna a un aumento anomalo dell’energia o dell’attività. Possono comparire una riduzione del bisogno di dormire, un’autostima eccessiva, maggiore loquacità, pensieri che sembrano rincorrersi, distraibilità, incremento delle attività e comportamenti impulsivi o rischiosi. Nel quadro maniacale queste modificazioni possono compromettere gravemente il funzionamento sociale o lavorativo, rendere necessario il ricovero o associarsi a sintomi psicotici. Non è, dunque, semplicemente un “momento di euforia”.

L’ipomaniapresenta caratteristiche simili, ma con intensità e conseguenze differenti. Anche in questo caso deve esserci un cambiamento evidente rispetto al funzionamento abituale della persona, riconoscibile anche dagli altri. L’episodio, tuttavia, non determina quella marcata compromissione del funzionamento che caratterizza la mania e non presenta caratteristiche psicotiche. La distinzione è clinicamente fondamentale: la presenza di almeno un episodio maniacale caratterizza il disturbo bipolare di tipo I, mentre il disturbo bipolare di tipo II è caratterizzato dalla presenza di episodi ipomaniacali e depressivi maggiori.

C’è poi un equivoco particolarmente diffuso. Si pensa che essere bipolari significhioscillare continuamente tra due stati d’animo opposti. In realtà, la diagnosi non si basa sulla semplice variabilità emotiva. Una persona può essere irritabile al mattino, serena nel pomeriggio e triste la sera senza che questo rappresenti un disturbo bipolare. Allo stesso modo, una persona con disturbo bipolare può attraversare periodi anche prolungati senza trovarsi in un episodio maniacale, ipomaniacale o depressivo.

Le parole che utilizziamo per descrivere la salute mentale non sono neutre. La letteratura mostra che stigma e stereotipi possono avere conseguenze significative sulla vita delle persone con disturbo bipolare. Trasformare una diagnosi in un aggettivo per definire qualcuno che cambia idea o umore contribuisce a confondere caratteristiche normali dell’esperienza umana con la psicopatologia.

Forse dovremmo allora recuperare parole più semplici. Una persona può esserecontraddittoria, volubile, imprevedibile, emotivamente instabile o semplicemente aver cambiato idea. Non per questo è bipolare.

Usare correttamente le parole della psichiatria non significa medicalizzare il linguaggio. Significa fare esattamente il contrario:restituire alla normalità ciò che appartiene alla normale variabilità umana e alla malattia ciò che richiede una diagnosi e, quando necessario, una cura.

Riferimenti bibliografici

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Malhi GS, Fritz K, Elangovan P, Irwin L. Revising Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition, criteria for the bipolar disorders: Phase I of the AREDOC project.Australian & New Zealand Journal of Psychiatry. 2019;53(10):983–994.

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